Periodico d'informazione e cultura. .


>Indice N.2

Editoriale
Ancora su piano regolatore
Bedonia e i suoi "non" marciapiedi
Sentieri recuperati
Compiano: Castello con vista fabbrica
Come è andata ad Anzola con la patata
La patata quarantina genovese a Bedonia
Il museo degli orsanti
Emigrazione, tra passato e futuro
Il premio PEN
Borsa di studio per gli studenti
Il bando di concorso
Itinerari escursionistici
Lettera al direttore
Piccolo vocabolario del nostro dialetto
Scurnisore
Una ricetta: a castagnassa

EMIGRAZIONE, TRA PASSATO E PRESENTE
di Renato Cattaneo


Il titolo semplice ed essenziale scelto da questa pubblicazione sta ad indicare un obiettivo preciso e circoscritto: dibattere i problemi attuali, riscoprire la storia, presentare l’ambiente di una area geograficamente limitata, ma socialmente significativa, dell’appennino parmense: "IL MIO PAESE" riproduce pari pari il titolo che il Senatore Primo Lagasi diede al suo libro di memorie, scritto per ricordare le vicende bedoniesi e dei Comuni limitrofi occorse tra il 1806 e il 1933, ma anche per offrire riflessioni, proposte, spunti di azione agli operatori pubblici e privati.

Se questa è la linea che anche noi intendiamo seguire non v’è dubbio che il caso EMIGRAZIONE debba trovare spazio adeguato in questi fogli.
Ed è precisamente quello che noi faremo tenendo una rubrica fissa in cui si racconterà la straordinaria, plurisecolare vicenda dell’emigrazione dei valtaresi e dei valcenesi irradiatasi in tante parti d’Italia e del mondo.
Il fenomeno migratorio presenta aspetti diversi secondo i tempi e le mete di riferimento, ma la motivazione che ha indotto tanta gente a lasciare la propria terra è sostanzialmente la necessità di trovare altrove i mezzi di sostentamento e, nel migliore dei casi, il desiderio di migliorare comunque la propria situazione economica e sociale. Vi è stato infine chi si è mosso per spirito di avventura o di elevata intraprendenza. Ma è certo che, come enuncia un detto popolare, normalmente, "chi sta bene non si muove".
Noi racconteremo storie lontane di emigrazione e fatti più prossimi nel tempo, suggerendo ai lettori una prima importante considerazione, un dato da tenere sempre presente: LA VICENDA DELL’ESODO DI MASSA DEI NOSTRI ABITANTI si è andata via via attenuando, in seguito alla rinascita economica dell’Italia, iniziata negli anni ’60 del ‘900, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, fino ad arrestarsi quasi del tutto all’affacciarsi degli anni ’70. Ma se è quasi totalmente cessata l’emigrazione non sono venuti meno gli effetti economici, sociali e civili che il fenomeno ha prodotto e riverberato nelle nostre zone.

Se noi oggi siamo un po’ più benestanti, lo dobbiamo anche ai sacrifici di tanti nostri compaesani che, lavorando all’estero o in altri luoghi d’Italia, hanno investito risparmi, sotto forma di rimessa di denaro, o con operazioni di tipo immobiliare o ancora con l’avvio di attività imprenditoriali, contribuendo a elevare il tono economico delle nostre zone.E desidero sottolineare un altro benefico aspetto, derivante dall’emigrazione. Gli abitanti delle alte valli del Taro e del Ceno hanno acquisito nel tempo una mentalità aperta, qualche volta persino un po’ cosmopolita, che non è dato trovare in tutte le società rurali. Anche questo è in buona parte dovuto alla nostra attitudine di giramondo e alla mentalità assunta da tanti nostri emigranti.Infine, io credo che se oggi guardiamo con minor arroganza di altri e con maggior comprensione e tolleranza a chi arriva tra noi da mondi più poveri e disperati di quello che fu il nostro nel passato, lo dobbiamo anche alla lezione che abbiamo appreso quando i nostri compaesani sono andati a guadagnarsi la vita lontani dalla propria casa.
Di tutto questo vi parleremo, dal prossimo numero.


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